la Scoperta dell’ EC
Quando rimasi incinta della mia bambina, tanto desiderata, decisi che per lei avrei fatto il meglio, come penso tutte le mamme vogliono fare. Da educatrice appassionata quale sono al mondo dell’infanzia , iniziai a leggere e studiare tantissimi libri, tutti quelli che più mi ispiravano e che non mi erano mai stati proposti all’università. Mi accorsi così che ciò che mi attirava di più erano gli approcci naturali al bambino. Quindi, incoraggiata da mia sorella (che aveva già una bambina), decisi che avrei usato la fascia per portare la mia piccola , piuttosto della carrozzina, e che avrei optato per i pannolini lavabili, decisamente più economici ed ecologici e naturali degli usa e getta. Un giorno però, leggendo il libro “bebè a costo zero” mi imbattei in una pratica, diffusa in Sud America, Africa e Asia, chiamata EC (elimination communication, ovvero la comunicazione dell’eliminazione) che consiste nel lasciare il bambino senza pannolino fin dai primissimi mesi, facendogli fare i suoi bisogni altrove (wc o lavandino o bidet). Pensai che non faceva per me e che quei genitori che la applicavano probabilmente erano degli hippie o comunque matti. Avrei usato gli stupendi e coloratissimi lavabili passati dalla mia nipotina e altri che avrei acquistato io.
Quando finalmente ad Ottobre nacque la mia Isabella, ( con un parto che sorprendentemente a quanto di solito si dice io definirei meraviglioso e magico, al quale, da ex atleta, mi ero preparata come per una “gara” con esercizi fisici e mentali ,ma questa è un’altra storia)iniziai a mettere in pratica tutto ciò che avevo studiato. Al settimo giorno di vita, con il grande aiuto di mia sorella, portai in fascia per la prima volta la mia piccola e il decimo giorno (dopo che il moncone del cordone ombelicale si staccò) le misi il suo primo lavabile con grande felicità del papà che odiava gli usa e getta (nonostante usassimo quelli compostabili). Con i lavabili scoppiò subito un grande amore, erano morbidissimi e mi sembrava di fare una cosa meravigliosa per Isabella, insegnandole il rispetto per l’ambiente (è vero che si spreca l’acqua per lavarli ma mai come gli ettolitri che ci vogliono per produrre un usa e getta che poi per decomporsi ci impiega 500 anni). Notai anche che le irritazioni da pannolino erano rare e andavo perciò molto fiera della mia scelta, consigliandola ad altre mamme. Fin quando un giorno, tutto cambiò: Isabella aveva circa 40 giorni quando io e il suo papà notammo del sangue nelle feci. Corremmo subito al pronto soccorso dove il dottore ci rassicurò dicendo che si trattava di una piccola ragade che però avrebbe fatto fatica a rimarginarsi a causa dell’umidità prodotta dal pannolino. “Meglio che glielo cambiate spesso” ci disse. Una volta a casa, ci pensai su e decisi di farle fare la cacca altrove in modo tale da evitare che stesse troppo a contatto con il culetto e quindi con la ragade. E così ci provai e inspiegabilmente funzionava! Quando vedevo che le scappava (solitamente subito dopo la poppata o dopo qualche minuto) la mettevo sul lavandino e la faceva. Ero incredula. La prima settimana fu un pò intensa: avevo deciso di prendere appunti per segnarmi gli orari in cui la faceva per essere più preparata come spiegavano in un sito di EC. Sorprendentemente dopo 4 o 5 giorni, il numero delle evacuazioni era diminuito fino ad 1 o 2 volte al giorno e quindi era per me facile sapere quando proporle il lavandino. Dai 45 giorni di vita Isabella non si è mai più fatta la cacca addosso (salvo quando ha avuto diarrea a causa del vaccino contro il rotavirus). Ero enormemente soddisfatta. Ogni volta che o io o il papà la portavamo e la faceva, provavo una gioia indescrivibile e anche lei sembrava apprezzare con un sospiro di sollievo e un mezzo sorrisetto.
Decisi di documentarmi di più e vagai sul web in cerca di informazioni, consigli o chiarimenti. Così capii che quello che stavo facendo, che a me sembrava bizzarro, era la normalità in diversi Paesi e che la “anormalità” erano i pannolini, inventati solo per comodità e per farci dimenticare quella parte del corpo, quel bisogno fisiologico che dovrebbe essere alla pari di tutti gli altri (fame, sonno, freddo, caldo ecc) ma che purtroppo non lo è. Cambiai totalmente e profondamente il mio punto di vista e così accadde anche al mio compagno e ai miei famigliari, ma era solo l’inizio...
Quando finalmente ad Ottobre nacque la mia Isabella, ( con un parto che sorprendentemente a quanto di solito si dice io definirei meraviglioso e magico, al quale, da ex atleta, mi ero preparata come per una “gara” con esercizi fisici e mentali ,ma questa è un’altra storia)iniziai a mettere in pratica tutto ciò che avevo studiato. Al settimo giorno di vita, con il grande aiuto di mia sorella, portai in fascia per la prima volta la mia piccola e il decimo giorno (dopo che il moncone del cordone ombelicale si staccò) le misi il suo primo lavabile con grande felicità del papà che odiava gli usa e getta (nonostante usassimo quelli compostabili). Con i lavabili scoppiò subito un grande amore, erano morbidissimi e mi sembrava di fare una cosa meravigliosa per Isabella, insegnandole il rispetto per l’ambiente (è vero che si spreca l’acqua per lavarli ma mai come gli ettolitri che ci vogliono per produrre un usa e getta che poi per decomporsi ci impiega 500 anni). Notai anche che le irritazioni da pannolino erano rare e andavo perciò molto fiera della mia scelta, consigliandola ad altre mamme. Fin quando un giorno, tutto cambiò: Isabella aveva circa 40 giorni quando io e il suo papà notammo del sangue nelle feci. Corremmo subito al pronto soccorso dove il dottore ci rassicurò dicendo che si trattava di una piccola ragade che però avrebbe fatto fatica a rimarginarsi a causa dell’umidità prodotta dal pannolino. “Meglio che glielo cambiate spesso” ci disse. Una volta a casa, ci pensai su e decisi di farle fare la cacca altrove in modo tale da evitare che stesse troppo a contatto con il culetto e quindi con la ragade. E così ci provai e inspiegabilmente funzionava! Quando vedevo che le scappava (solitamente subito dopo la poppata o dopo qualche minuto) la mettevo sul lavandino e la faceva. Ero incredula. La prima settimana fu un pò intensa: avevo deciso di prendere appunti per segnarmi gli orari in cui la faceva per essere più preparata come spiegavano in un sito di EC. Sorprendentemente dopo 4 o 5 giorni, il numero delle evacuazioni era diminuito fino ad 1 o 2 volte al giorno e quindi era per me facile sapere quando proporle il lavandino. Dai 45 giorni di vita Isabella non si è mai più fatta la cacca addosso (salvo quando ha avuto diarrea a causa del vaccino contro il rotavirus). Ero enormemente soddisfatta. Ogni volta che o io o il papà la portavamo e la faceva, provavo una gioia indescrivibile e anche lei sembrava apprezzare con un sospiro di sollievo e un mezzo sorrisetto.
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| Isabella a 2 mesi mentre evacua aiutata dal papà |
Ecco che riprende da qui la mia avventura... Finalmente il mio libro è diventato realtà, e tutto la mia esperienza sul senza Pannolino si potrà leggere in formato cartaceo 😉


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